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Atlantide tra mito e realtà

Atlantide tra mito e realtà

PlatoneIl fatto che Platone sia stato il primo a parlare di Atlantide, ha dato alla storia molto credito. Platone è il padre della filosofia occidentale; il suo pensiero è alla base della nostra civiltà  ed è per questo che la storia di Atlantide è più accettabile, perché è arrivata a noi tramite i suoi scritti e non quelli di qualcun’altro.
Platone scrisse di Atlantide solo negli ultimi anni della sua vita, ma la storia l’aveva ascoltata in gioventù, durante una cena, un resoconto che se veritiero egli deve aver in qualche modo udito di nascosto. Il Convivio, ospitato dallo zio di Platone, era una tradizionale occasione di incontro del tempo, in cui facoltosi e colti uomini greci si incontravano, mangiavano, bevevano, discutevano. Il grande maestro di Platone, Socrate era sempre presente,e forse il giovane discepolo si inserì di soppiatto tra i convitati, approfittando del suo mentore e ascoltò quello che gli uomini stavano dicendo.

La leggenda di Atlantide, egli apprese, era già vecchia di generazioni, tramandata da Solone, famoso saggio e legislatore greco, vissuto nel sec a.C. che a sua volta l’aveva ascoltata in Egitto.

Solone era uno dei sette saggi della Grecia, dal punto di vista storico, è stato un personaggio molto importante, fu un legislatore e pose le basi per lo sviluppo della democrazia ateniese. Fu poeta, scienziato e uomo di stato. Tra tante cose compì anche un viaggio in Egitto. A quel tempo tutti i saggi dell’antichità effettuavano una sorta di pellegrinaggio nella Terra dei Faraoni e fu là che probabilmente udì per la prima volta parlare di Atlantide.

Nel santuario più sacro dell’antica capitale d’Egitto a Solone vennero mostrate testimonianze di antichità senza pari, i segreti di un’era che si perdeva nella notte dei tempi, quando 9 secoli prima una civiltà dal potere e dal prestigio incomparabili dominava il mondo: l’impero di Atlantide. La descrizione che il sacerdote egizio diede a Solone di questa possente civiltà perduta è il punto di avvio per ogni indagine intrapresa per ritrovare Atlantide.

Si narrava che Atlantide sorgesse oltre le Colonne d’Ercole (l’attuale Stretto di Gibilterra, tra Marocco e Spagna), al di fuori del Mediterraneo, in quello che ora chiamiamo Oceano Atlantico.

Ma dove si trovava Atlantide e che dimensioni aveva? Platone fu molto preciso a riguardo, affermando che il continente perduto era più grande dell’Africa e dell’Asia messe insieme. Circa la posizione disse che si trovava a ovest della Spagna e dell’Africa.

Atlantide era dominata da una vasta pianura, quasi perfettamente rettangolare ed era circondata su tre lati da montagne molto alte e belle. Ricca di risorse naturali, piante rare e fiori esotici, essa era una terra che non aveva eguali e la sua gente non aveva bisogno di nulla. Platone ci racconta delle piante, i fiori e i metalli che la gente usava, il sistema che veniva usato per la costruzione dei canali di irrigazione e poi introdusse gli elefanti, ed era la seconda volta che un greco ne parlava. Sull’orlo della pianura, di fronte al mare aperto, sorgeva la magnifica città di A. La capitale si articolava in una serie di cerchi concentrici, dove alla terra si alternava l’acqua. Per i greci e per Platone in particolare il cerchio rappresenta la forma geometrica perfetta. Ogni anello di terra esibiva nuove meraviglie, c’erano moli per l’attracco di molte navi e un pontile rialzato, grazie a cui potevano scaricare le ricchezze che giungevano ad Atlantide. Collegata all’oceano, tramite un immenso canale profondo trenta metri e lungo parecchi chilometri, nel cuore della Città sorgeva la cittadella di Atlantide, che ospitava i più spettacolari tesori che mai l’umanità avesse prodotto.

Platone ci racconta che gli abitanti di Atlantide vissero in pace col resto del mondo per molti anni, sulla loro magnifica isola paradiso. Grazie alle loro ricchezze si occupavano solo dello studio, di coltivare la virtù e di vivere in armonia con la natura. Ma alla fine, l’Età dell’Oro terminò e gli abitanti di A. diventarono simili agli altri mortali. La natura umana ebbe il sopravvento. Su di loro calò la nube dell’ambizione e la brama di potere. Assetati di gloria e ricchezze, gli abitanti di A. allargarono i confini del loro Impero, riducendo in schiavitù tutti i popoli che incontravano. Alla fine, tra A. e il dominio del mondo di ergeva una sola città: Atene. E fu proprio per mano degli Ateniesi che per la prima volta l’esercito di A. subì una terribile disfatta. Una rotta a cui seguì subito un disastro naturale, di proporzioni immani, che spazzò via, dalla faccia della Terra, le isole di A.

Violenti terremoti e inondazioni, fecero sprofondare negli abissi l’isola di A. nel giro di un giorno e di una notte. E fu così che in ventiquattro ore sia Atlantide che gli Ateniesi che combatterono contro di essa sparirono dalla faccia della Terra. Gli unici sopravvissuti furono degli Ateniesi illetterati, che non si ricordavano più la storia della loro vittoria contro gli invasori stranieri.

Il breve resoconto di Platone, di un dopocena, fu l’inizio di un mito che continua a far parlare di sé 24 secoli dopo. Stranamente nonostante Platone avesse istituito la prima università al mondo, l’Accademia, l’argomento Atlantide sembra esser stato ampiamente trascurato dai suoi allievi. Si è sempre discusso comunque se il mito platonico avesse un fondo di verità o fosse pura invenzione. Dal materiale che abbiamo desumiamo che le opinioni dei successori erano abbastanza discordi. Tuttavia non disponiamo di più versioni della storia di A. come invece accade per la Guerra di Troia o per la spedizione di Giasone alla ricerca del Vello d’Oro o per tutte le altre grandi storie della Mitologia Greca. nessuno ha ripreso o rielaborato la storia che sembra essere affondata proprio come l’Atlantide del mito negli abissi dell’oceano.Il mito di A. si perse avvolto nelle tenebre del Medio Evo.

Fu solo quando gli Europei inaugurarono un’era di esplorazioni e scoperte che la ricerca di un’isola-paradiso-perduto iniziò con fervore. Una ricerca che sarebbe iniziata con l’ostinata caccia di una mitica isola da parte di Cristoforo Colombo, il più famoso esploratore della storia. Egli aveva un grande vantaggio, possedeva la “conoscenza”, un patrimonio acquisito dalle storie di viaggi e carte di origine incerta. Colombo impiegò molto tempo per convincere Ferdinando e Isabella di Spagna che egli doveva riuscire a scoprire qualcosa e questo perché le sue idee erano considerate quasi tutte risibili. C’era l’inquisizione, perciò chi aveva idee strane non solo veniva deriso ma andava incontro anche al rogo. Dopo otto lunghi anni finalmente Colombo riuscì a convincere i regnanti a finanziare il viaggio. Essi acconsentirono per necessità: la conquista Musulmana della Terra Santa aveva ridotto di molto i traffici verso l’Oriente, occorreva tracciare nuove rotte per raggiungere le immense ricchezze delle Indie.

Fino alla metà del quindicesimo secolo, tutti questi beni preziosi arrivavano in Europa trasportati via terra da carovane. Nel 1453, però, con l’invasione turca, queste rotte commerciali vennero spezzate. Perciò se i paesi europei volevano queste merci dovevano trovare una via alternativa per arrivarci e questa non poteva che essere una rotta marina e le carte geografiche assunsero un ruolo chiave.

Armato delle più recenti carte geografiche, realizzate dai migliori cartografi d’Europa, Colombo aveva un’idea più chiara del mondo rispetto a molti suoi contemporanei, disponeva di carte molto simili alle nostre eccezion fatta per un dettaglio non trascurabile: il continente americano era del tutto assente. Queste carte avevano anche un’altra grande lacuna: nessuno sapeva che cosa c’era nell’Atlantico stesso.

to be continued